Nuovi elementi riguardanti l’espianto di 11 alberi presenti nell’area Chezzi di Terracina, intervengono a delineare meglio i contorni di una vicenda ( la cui conduzione è stata perfettamente in linea con quello che è correntemente denominato ”Modello Terracina”, assurto nel recente passato agli onori della cronaca locale e nazionale) che sta appassionando l’opinione pubblica cittadina e che si è caratterizzata per la gestione personale della “res publica” da parte dei nostri ultimi amministratori.

Sta circolando, infatti, un documento dell’Ufficio Ambiente del Comune di Terracina relativo alla   richiesta di rimborso spese sostenute per temporanea concessione di piante, in occasione dell’allestimento “Foresta Incantata” del dicembre 2018, da parte della VERDIDEA S.r.l., ditta appaltatrice del verde pubblico terracinese. Tale richiesta di rimborso avvenuta nel giugno del 2022, ammonterebbe alla cifra di 11.088 euro per quegli 11 alberi inizialmente posizionati in maniera provvisoria per le festività natalizie e poi messi a dimora senza che gli uffici comunali avessero concesso con atti ufficiali tali operazioni. Così come non esiste alcun atto formale d’impegno al pagamento di qualsiasi somma per la fornitura delle piante suddette. Per queste motivazioni, l’ufficio comunale preposto, ha disposto con atto ufficiale la rimozione a carico della VERDIDEA delle 11 piante dal sito in cui sono state collocate.

Dunque, dal documento ufficiale si evince chiaramente che sono state consentite, senza un atto amministrativo, l’acquisto di alberi e la loro piantumazione da parte di un’impresa privata in un parco pubblico. Peraltro, in un sito di valore storico come l’area Chezzi, dove qualsiasi intervento di scavo, anche quando si tratta di semplici piantumazioni, non può essere effettuato senza il nulla osta della Soprintendenza Archeologica.

A ciò va aggiunto che la ditta che ha piantato gli alberi, ne pretende il pagamento dopo ben 4 anni e solo dopo che gli stessi hanno raggiunto le dimensioni attuali grazie alle cure del Comune stesso.

E, alla luce di ciò, dal momento che la ditta appaltatrice del verde pubblico è la stessa che ha fornito gli alberi, come può la stessa pretendere un rimborso per il loro acquisto avvenuto, come già detto, senza un provvedimento comunale e dopo che sono stati curati a carico del Comune, e quindi, di noi cittadini?

Da ciò emerge un gioco molto caro a certa politica: quello clientelare, al di fuori di ogni norma di legge, sistematicamente attuato dalla amministrazione che ci ha governati fino a poco tempo fa e che ha provocato il commissariamento di questo Comune.

I nodi stanno venendo al pettine e fa specie che siano proprio alcuni simpatizzanti o esponenti dell’Amministrazione di questi ultimi anni, responsabile della gestione discutibile di questa incresciosa vicenda, ad affiancarsi ai concittadini che, giustamente indignati, si oppongono all’espianto dei poveri alberi “noleggiati”.

Una cosa è certa: se la disposizione di espianto dovesse aver seguito, a pagare saranno gli innocenti: gli Alberi, esseri viventi di cui si dispone come fossero oggetti.

E pagherà la cittadinanza che verrà privata di undici polmoni verdi e di tanta bellezza.

Quanto di più triste…