Se nella polis del mondo ellenico vediamo nascere il primo “verde pubblico” della storia urbana del mondo occidentale, mediante la creazione e la cura attenta di aree verdi come luoghi privilegiati e simbolici per l’esercizio delle virtù dei cittadini e del pensiero (tant’è che i giardini più caratteristici del mondo greco erano quelli dei filosofi), nella nostra infelice età contemporanea assistiamo spesso al progressivo degrado delle aree verdi urbane per noncuranza da parte delle amministrazioni comunali e il caso della chiusura del Parco della Rimembranza di Terracina, ne è l’attestazione emblematica.

Quello che avrebbe potuto essere un presidio culturale a servizio della comunità, tanto quanto una biblioteca comunale, è divenuto, per pura e semplice trascuratezza degli amministratori locali, un sito pericoloso al punto da spingere il commissario prefettizio ad interdirne l’accesso al pubblico.

Per meglio comprendere lo stato delle cose, occorre rispolverare un po’ della storia di questo Parco. Istituito a Terracina per ricordare i caduti della prima guerra mondiale, come altri parchi omonimi sorti in altre città italiane, fu dichiarato monumento pubblico con Legge n.559 del 21 marzo 1926.

E’ il primo vero parco pubblico nato a Terracina, ubicato in un’area fortemente in declivio tra l’antico centro storico alto ed il sottostante settecentesco Borgo Pio. E’ delimitato in alto a Nord Est da un imponente muraglione in “opera poligonale” dell’antica acropoli e a Sud Ovest dalla grande parete in “opera quadrata”, in parte bugnata, del tempio che si presume dedicato a Minerva.

E’ un sito dal fascino indiscutibile sia dal punto di vista storico-archeologico che da quello paesaggistico, un vero fiore all’occhiello per promuovere un turismo di qualità ed un luogo ideale su cui investire per la crescita culturale della cittadinanza. Tra l’altro, proprio per le sue peculiarità, fa parte del Parco Naturale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi. Tutti elementi, questi, che un’amministrazione lungimirante ed illuminata valorizzerebbe.

Questo parco rimase chiuso ed abbandonato a partire dagli anni sessanta per un lungo arco di tempo, abbandono che, purtuttavia, giovò alla vegetazione presente in esso rendendola lussureggiante ed arricchita da specie esotiche che si sommarono ai cipressi sopravvissuti dei 141 piantati in memoria dei soldati terracinesi periti durante il conflitto mondiale. In seguito, verso la fine degli anni ottanta del secolo scorso, fu oggetto di restauro e alla conclusione dei lavori, si presentò rinnovato nelle strutture e con una vegetazione esuberante, contenendo in sé tutte le potenzialità per divenire un orto botanico. Nel 1995, l’amministrazione comunale dell’epoca, per scongiurare il ripetersi dei numerosi atti di vandalismo di cui era oggetto e per una maggiore protezione dell’area, lo affidò al WWF mediante apposita convenzione Rep. N. 20. Da allora, e a seguito di successiva convenzione (Rep.738 dell’11 agosto 2016), il WWF (come associazione locale di “WWF Litorale Laziale”), svolge nel parco, a titolo gratuito, un servizio di grande utilità sociale provvedendo non solo alla minuta manutenzione, come previsto dalla suddetta convenzione, ma anche alla catalogazione delle specie vegetali e della fauna presenti, assicurando l’apertura al pubblico almeno due volte a settimana e su richiesta di gruppi, associazioni e scuole di ogni ordine e grado durante gli altri giorni con il fine di sviluppare la ricerca scientifica e l’educazione ambientale.

Di contro, negli ultimi 10 anni o poco più, l’amministrazione comunale ha contrapposto una totale inadempienza degli obblighi di cui all’art. 4 della convenzione che pone a carico del comune “tutti gli interventi manutentivi ordinari e straordinari, la messa in sicurezza del sito e quant’altro ritenuto necessario per assicurare la pubblica incolumità”. Inadempienze incomprensibili ed ingiustificabili alla luce delle continue e ripetute segnalazioni del WWF locale di tutte le criticità che, proprio per mancata manutenzione, si andavano aggravando nel tempo. A cominciare dall’intonaco fatiscente della facciata monumentale che si sta sgretolando giorno dopo giorno, per arrivare al deterioramento di tutte le strutture lignee di contenimento del terrapieno, con pericolo di frana sulla strada sottostante (motivo per cui il Parco è stato chiuso) e dei corrimani ormai non più utili ad evitare il pericolo di cadere giù; oltre all’ ammaloramento di alcuni tratti dei muri a secco di contenimento del terreno e dei sentieri scalettati, tanto che i volontari dell’associazione sono stati costretti ad interdire al pubblico i percorsi divenuti pericolosi. A queste criticità segnalate si aggiunge la cura della vegetazione del Parco che la ditta appaltatrice del verde pubblico ha costantemente disatteso, complice il vergognoso disinteresse di un’amministrazione per la quale, a quanto pare, la cura del verde pubblico si esaurisce nel piantare un po’ di fiorellini in qualche aiuola del centro o delle zone maggiormente frequentate dal turismo di bassa qualità che da alcuni anni ci caratterizza.

Ora che, a causa di tanta superficialità ed inadempienza di siffatti governanti, si è stati costretti a chiudere il Parco, non possiamo far altro che sperare in un restauro fatto in tempi ragionevoli dimodoché questo gioiello venga restituito rinnovato alla comunità nel più breve tempo possibile. 

Stay tuned.