“QUANDO IL DIRITTO E’ FLEBILE”

Tutti noi ricordiamo la linea Maginot eretta dai Francesi durante la prima Guerra mondiale e la loro convinzione della sua insuperabilità; i Tedeschi la aggirarono… In questi ultimi anni, aggirare l’ostacolo con italico ardore sembra divenuto, anche senza il sembra, lo sport preferito di quegli imprenditori, o almeno così si definiscono, che in nome di un non meglio chiarificato impegno lavorativo stagionale per molti giovani locali, hanno deciso che il litorale costituisca al 100% patrimonio personale, da identificarsi con un lascito paterno nel caso dei più antichi insediamenti stanziali (con un largo parentato votante in loco alle spalle), e acquisizione a titolo di proprietà (su fascia demaniale) per le nuove leve dell’arrivismo imprenditoriale.

Il fatto che già nel 1976 il Consiglio di Stato abbia evidenziato come in Italia fossero state date troppe concessioni, aumentate in questi ultimi anni del 300%, e  come siano arrivate svariate leggi regionali che prevedono per ogni Comune la pubblica fruizione da parte della collettività di una quota pari a non meno del 50 % sul totale dei metri lineari dell’arenile di propria competenza  ( accordo di Partenariato Pubblico tra l’Amministrazione regionale e la Marina Militare di cui alla D.G. G11507 del 25 settembre 2015), non ha fermato l’Avanti Savoia del “il litorale è mio, il Comune me l’ha dato e guai a chi lo tocca”.

Se siete quindi  poveri, pensionati, diversamente abili o semplicemente persone che vogliono godere della spiaggia libera senza alcun vincolo, mi dispiace ma dovete rimanere a casa anche perché, se mai vi fossero, gli accessi e le spiagge libere vi sono interdetti perché se li  sono già pappati.


Una veloce passeggiata sul lungomare  terracinese, testimonia la situazione:  cancelli, sbarramenti, paletti, recinzioni, sono stati posti in essere troppo spesso arbitrariamente, subdolamente e, ancora peggio, tacitamente pseudo-legalizzati, per impedire l’accesso al mare, senza contare le alte “muraglie cinesi” che impediscono la visuale in barba all’art.12 (salvaguardia della libera visuale del mare).

Tutte queste barriere hanno in comune un unico elemento: sono illegali.

La spiaggia pubblica è diventata ormai un lontano ricordo, non esistono spiagge libere attrezzate mentre i gestori dei lidi stanno privatizzando il mare, giustificando l’ingiustificabile attraverso la solfa del “diamo lavoro”…

Il Lazio, con il suo miserando 15% di litorale libero, viene superato in questa corsa all’illegalità dalla sola Liguria (14%), la percentuale locale, alla luce degli ultimi controlli, dovrebbe attestarsi sul 9 %, e per fortuna che abbiamo la bandiera Blu…

La domanda, semplice da porre ma difficile da essere ascoltata, è questa: ma chi  si alza dalla propria nobile e comoda poltrona di comando amministrativo per verificare de visu se, per caso…anzi…per puro caso, il concessionario in regola, evidentemente debole in geometria, ha letto male la fettuccia per la misurazione dello spazio concessogli? E che, sempre per caso, chiudere, recintare, delimitare, impedire, interdire con recinzioni abusive l’ingresso al litorale…non sia forse reato?

Altra domanda da porre a chi è pronto a portare Terracina in Europa (?) è anche questa: ma quando si adeguerà il regolamento comunale a quello regionale del 12 Agosto 2016 che disciplina le diverse tipologie di utilizzazione delle aree demaniali marittime per finalità turistico-ricreative; quando,  gli stabilimenti balneari saranno intervallati da spiagge libere senza che queste vengano relegate a zone meno suggestive o ad aree periferiche del litorale; quando ci sarà un’adeguata proporzione tra le spiagge in concessione e gli arenili direttamente fruibili ; quando tutti avranno ancora la possibilità di fare una passeggiata sul lungomare e godere della cosiddetta “vista mare” ?l

Tra un selfie e un altro (o tra un apparizione pubblica o un’altra) ricordiamo infine che, in attesa dell’approvazione o dell’adeguamento del PUA , la  legalità non ammette deroghe.

E che nessun abuso  potrà essere più tollerato .