Questo è il breve racconto di un ennesimo esempio di arroganza, inciviltà ed irresponsabilità da parte di alcuni nostri concittadini che agiscono illegalmente e beffandosi delle proteste di altri che, giustamente, insorgono contro queste azioni vandaliche e che vengono lasciati soli, senza che le loro giuste istanze vengano recepite da chi dovrebbe tutelare il bene comune,  una definizione oggi persino fin troppo abusata nei discorsi della politica ma senza riscontro concreto, quindi depauperata fortemente del suo valore.

La cosa è iniziata pochi giorni prima della festa di S. Giuseppe. Tutti sanno che, per l’antica tradizione, si raccolgono rami, sterpaglie e stoppie che vengono accumulati in una catasta per farne falò la sera della vigilia, il 18 marzo, alla presenza soprattutto di ragazzi e bambini, in una atmosfera festante e celebrando così l’arrivo della primavera. Secondo questo  storico rito antico, il fuoco ha un duplice significato simbolico: la rinascita, rappresentata dalla primavera imminente, e la distruzione dei mali che affliggono l’umanità, tra cui malattie e morte.

Ebbene, alcuni “ idiotes” (termine con cui il grande statista ateniese Pericle definì quei cittadini  che pensano solo a se stessi senza preoccuparsi del bene comune) si sono indaffarati nello svuotare i loro garage e le loro cantine, di mobili  ed altri oggetti in disuso e nel portare sul luogo destinato al “focaraccio”, materiali che nulla avevano a che vedere con le sterpaglie e che bruciando sprigionano nell’aria che respiriamo diossine (derivanti dalla combustione combinata di plastiche, legno e carta) ed altre sostanze chimiche.  

Tutt’altro, dunque, che un rito destinato a scongiurare malattie e morte, ma che genera, all’opposto,  conseguenze letali sugli organismi viventi. Perché si capisca il senso della protesta contro l’irresponsabilità di certi gesti occorre far notare, oltretutto, che i mobili di legno sono sempre  trattati con vernici e colle, o sono rivestiti di laminati plastici. Per questi motivi, qualcuno, indignato e preoccupato per la salute pubblica, ha agito prontamente segnalando alla Polizia Municipale e ai carabinieri forestali  la discarica nascente in pieno centro urbano, in uno spazio comunale destinato a verde pubblico e adiacente a via Jurmala.

Anche il WWF litorale pontino si è attivato inoltrando una pec di segnalazione al comando della Polizia Municipale e, per conoscenza, al sindaco e  alla stampa. Ciò nonostante, e  sotto gli occhi di tutti, la discarica ha continuato a crescere. Non è bastato neanche l’ intervento di rimozione di una gran parte dei rifiuti  tossici, da parte della ditta appaltatrice per lo smaltimento dei RSU (Rifiuti Solidi Urbani) allertata dai carabinieri forestali dopo le suddette segnalazioni. Il mattino seguente lo sgombero dei rifiuti, gli stessi individui (probabilmente,  tra i primi a protestare contro la sporcizia dei luoghi pubblici, salvo poi  mostrarsi molto ligi nello sporcare a loro volta gli spazi urbani e periurbani), hanno continuato nella loro azione nefanda, portando altra roba di scarto e riuscendo a ricostituire una grande catasta. Evidentemente costoro ignorano, o fanno finta di ignorare, che basta chiamare il numero verde della ditta per lo smaltimento, per liberarsi gratuitamente di mobili ed elettrodomestici in disuso. Così, contro la legge e in barba alle ordinanze comunali, la discarica si è creata nuovamente e neanche la pioggia di questi giorni ha scoraggiato i volenterosi che hanno voluto a tutti i costi appiccarvi il fuoco, aiutandosi addirittura con liquidi infiammabili, visto che, data la pioggia appena caduta, le fiamme erano riluttanti a svilupparsi. Veleno su veleno!  Doppia gravissima, trasgressione ! Quella nel creare discarica abusiva e di bruciarla successivamente.

Un racconto sconcertante, che si ripete costantemente da anni,  che investe anche altri aspetti del vissuto di questa città e che crea indignazione e tanta frustrazione tra i cittadini corretti e responsabili, disposti ad intervenire, seppure tra mille difficoltà, con la loro protesta e con  segnalazioni, ma che non trovano riscontro (mai!) in coloro che dovrebbero tutelarci.

Non sarebbe meglio, da parte del Comune, gestire una tradizione, legittimamente reclamata dai cittadini ma che dovrebbe essere realizzata  in modo sano e rispettoso, come lieta occasione di condivisione per la comunità? Non sarebbe conveniente che i nostri amministratori si muovessero per mettere in atto azioni efficaci di controllo e punizione esemplare dei trasgressori?

Non è un paese giusto e normale quello in cui, continuamente, quei cittadini attenti alla cura dell’ambiente che abitano, debbano farsi carico completo del controllo della situazione rischiando addirittura ritorsioni violente da parte di trasgressori boriosi  perché sicuri di impunibilità.

Quindi, evviva S. Giuseppe ma abbasso l’inciviltà!  Abbasso la solita assenza dell’Amministrazione Comunale! Abbasso l’imbarbarimento delle antiche tradizioni ! Abbasso la politica  incline a rappresentare e proteggere chi trasgredisce le leggi e le regole che tutelano la salute dell’ambiente e dei suoi abitanti !