“Amm’arrivà fin o’ bass Lazio” non è un’intercettazione dall’ultima indagine sul clan dei casalesi in terra pontina, ma quanto pronuncia il boss del clan nella prima stagione di Gomorra, la fortunata serie televisiva che da venerdì ha ripreso, per il terzo anno, ad affascinare malamente grandi e piccoli. Seguita da tutta Italia come è noto racconta le faide napoletane e, come anche tutto il territorio della provincia di Latina, sia in mano ai clan: Minturno, Fondi, Latina e Terracina sono i set naturali che il pubblico nazionale, non bastassero i sottotitoli, ormai riconosce a prima vista e dove la fantasia si mescola alla cruda realtà. Nella seconda serie, infatti, molti lo ricorderanno, veniva raccontato l’omicidio di un boss sul lungomare di Terracina, tale e quale a quanto era accaduto nel 2012 a Gaetano Marino “McKay”, boss del clan degli Scissionisti di Secondigliano – Scampia.

Qualche giorno fa quell’omicidio, grazie al lavoro ininterrotto e sotto traccia degli investigatori dello Stato, ha trovato una sua soluzione con l’arresto di quattro persone, due delle quali la Procura ha individuato dimorare stabilmente nella nostra città: la prova provata di quanto, a dispetto degli insulti che ricevemmo dal Primo Cittadino, affermavamo cinque anni fa. Chi faceva parte del commando che ha ucciso il boss della camorra Marino, raccontano le indagini, addirittura parcheggiò l’auto utilizzata nell’agguato in totale tranquillità e sotto casa. Senza temere che alcuno, magari dopo averla notata sul lungomare, potesse segnalarne la presenza.

Quando argomentammo che non era casuale la scelta della nostra città per il compimento di questo feroce omicidio, il partito del Primo Cittadino, quei Fratelli d’Italia che in provincia hanno già dato tanto da scrivere alle cronache, fummo in modo becero tacciati di commemorare un camorrista: il tempo è stato galantuomo, purtroppo perché a dispetto di quanto credono o raccontano questi signori non siamo affatto felici di avere ragione.

Quello che non ci fa dormire sonni tranquilli, e probabilmente anche altri ma per diverse ragioni, è infatti la dottrina del negazionismo che vige e pare spaventare più degli undici proiettili esplosi sul Lungomare. E a chi potrebbe ipotizzare che quell’episodio è frutto del mancato controllo del territorio da parte di chi è deputato a farlo, nonostante abbia dato prova di saper intercettare i flussi economico malavitosi come avvenuto per la ex Desco, noi rispondiamo che non crediamo sia così.

E da qui traiamo le conseguenze: in una città oggi più povera di cinque anni fa, con supermercati che chiudono e persone costrette a elemosinare lavori part time da dieci ore al giorno al potente di turno, il dato di fatto è che, come in altre città della provincia, ci si ostina a credere che non vedere fa sparire la realtà che è sotto gli occhi di ognuno di noi. E il silenzio assordante di tutta la comunità terracinese, e ancora peggio dalla politica locale, è forse il campanello d’allarme più grande di questo stato di cose, quello che suona da cinque anni e che ognuno fa finta di non sentire magari urlando più forte ma tacendo su investimenti frutto di spaccio, pizzo e usura.

Daltronde, anche ci si volesse voltare ancora una volta dall’altra parte, sarà sufficiente accendere la tv per rendersi conto che, al di là dei silenzi complici, fuori da Terracina il resto d’Italia sa benissimo che la nostra città è territorio di Gomorra e dove tutto é lecito.