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Ho ascoltato discorsi, alcuni davvero belli, durante la commemorazione del professor Emilio Selvaggi. Alla sua morte il cordoglio e il rimpianto sono stati unanimi. Gli è stata riconosciuta la capacità particolare, se non addirittura unica, di insegnare valori, conoscenza e tradizioni, la coerenza, l’intraprendenza, la costanza e l’impegno attivo e indefesso, ed altro ancora. Stima e ammirazione dichiarate anche da coloro che lo hanno criticato più o meno aspramente. Tutti, indistintamente,hanno detto che Emilio Selvaggi riusciva ad arrivare al cuore delle persone e molti tra questi lo hanno avuto come insegnante o come collega.

Mi domando perchè tutto quello che ha seminato  quest’uomo esemplare, davvero unico nel suo genere, in tanti anni di attivismo, non abbia attecchito. Quanti tra coloro che ne hanno riconosciuto il valore, che si tratti di genitori o insegnanti, politici o comuni cittadini, hanno messo a frutto i suoi insegnamenti durante il corso della propria esistenza e della propria attività? Emilio Selvaggi ha improntato la sua vita alla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile, nel pieno rispetto dell’ambiente naturale e delle culture del mondo,ma la sua impronta profonda rischia di essere cancellata se tutto quello che ha fatto non avrà un seguito in azioni concrete, e io credo che per questo molti dei suoi amici provino sconforto oltre al dolore personale per la sua perdita:  è per l’incapacità dei più di andare oltre, l’incapacità di maturare la propria sensibilità al punto di modellare il proprio stile di vita secondo principii etici che ci portino ad una condizione di benessere personale e quindi, della collettività.

E’ già un dramma la rarità di queste figure- guida nelle società umane. Il dramma si ingigantisce quando queste scompaiono perché viene a mancare la speranza di un cambiamento profondo.

Maria Pia Albanese