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Troppo spesso ci si lamenta della burocrazia, della sua lentezza, della sua complessità e spesso si  tende a pensare che le motivazioni siano dovute ai numerosi passaggi amministrativi.

Un metodo  risolutivo molto gettonato nella nostra amministrazione è l’eliminazione di tutte quelle procedure nate per garantire la  correttezza amministrativa e la tutela dei diritti pubblici. Così facendo però, ci si espone ad  un’illegalità diffusa di carattere puramente egoistico che, certo in linea con il comportamento  sociale attuale, resta di sicuro un metodo pericoloso.

In realtà la cosa sarebbe semplice da risolvere.

Formazione dei dipendenti, riorganizzazione amministrativa volta all’efficienza e, cosa  possibile ma nessuno ha mai il coraggio di fare, sospensione e nei casi più gravi  licenziamento dei dipendenti infedeli, non al padrone politico di turno, come avviene oggi,  ma infedeli al ruolo ricoperto di tutela dei beni, materiali ed immateriali, pubblici.

A questa riflessione è facile arrivare leggendo, quale esempio, la determina comunale, 1214 del 2015.  Con questa si nomina un tecnico esterno all’amministrazione per lo svolgimento delle pratiche volte  all’ottenimento dell’agibilità della scuola elementare di Borgo Hermada.

La storia amministrativa parte nel 2007 (Giunta Nardi), quando la Regione Lazio concede un  contributo finanziario di 320mila euro per completamento del restauro e adeguamento alle  norme di sicurezza. 130mila euro li mette il comune tramite un mutuo.

A giugno 2009 viene assegnato l’appalto con un ribasso del 26% per un importo di 251mila  euro.

Due mesi dopo, con il solito giochino delle varianti, l’importo arriva 328mila. guarda caso  poco più dell’importo impegnato dalla Regione Lazio.

A settembre 2009 gli uffici approvano i documenti di fine lavori.

Tutto ok? Macchè!

La ditta esce e delle autorizzazioni mancanti al comune se ne fottono proprio… Finché, gli uffici regionali si svegliano e chiedono, a novembre 2014, il certificato di agibilità  dell’edificio scolastico per chiudere la pratica e inviare il saldo del contributo al comune.

Insomma chiudiamo la pratica e prendetevi i soldi, che c’abbiamo da lavorà!

Gli uffici comunali, ben organizzati dalla giunta Procaccini e dal “capocantiere” (leggi  assessore) “competente”, al quale stanno molto a cuore i problemi del borgo, che fanno? Ignorano completamente la nota regionale. BRAVI!!!

Ed ecco, a febbraio 2015, una missiva minatoria regionale nella quale si intima al comune  l’adempimento, entro 30 giorni, pena la revoca e restituzione del contributo di 320mila euro.

A quel punto gli uffici stringono le natiche. Mica vogliono rimetterci di persona!

Che fanno? Chiedono, a marzo 2015, una proroga di 6 mesi per l’espletamento delle  pratiche. Ma si sa in quel periodo l’amministrazione Procaccini aveva altri problemi che quelli  di amministrare e controllare cosa accadeva negli uffici, c’erano da riorganizzare i rapporti con la Servizi Industriali.  Ovviamente i 6 mesi sono abbondantemente scaduti e la determina di dicembre 2015 speriamo risolva la vicenda definitivamente.

Sorgono però interrogativi sostanziali.

Visto che i lavori sono finiti nel 2009 e nel 2011 la giunta Procaccini ha dichiarato il dissesto  finanziario, sarebbe interessante sapere se la ditta esecutrice ha avuto o avrà l’intero  importo come da contratto o il 45% come sembra sia l’andazzo con i creditori. Fosse così, la  Regione Lazio dovrà comunque erogare 320mila euro o solo il 45%?

Inoltre, se a dicembre 2015 il comune affida ad un tecnico esterno il compito di predisporre  la documentazione necessaria all’ottenimento dell’agibilità dell’istituto, dal 2009 i piccoli  alunni frequentano un edificio privo di agibilità? E chi si è assunto tale responsabilità fino ad oggi?  Il capocantiere mascherato da assessore? O il suo omoalopecico superiore?
No, sappiamo fin troppo bene che grazie a qualche tecnico compiacente che ci mette la firma, certa politica non paga mai!