logo[1]Pubblichiamo questo documento di solidarietà e di verità scritto dal Dott. Antonio Turri, Presidente dell’Associazione Nazionale Cittadini Contro le Mafie e la Corruzione, rispondiamo ai politici locali e non che hanno gettato fango sul consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Gaia Pernarella, a proposito dei contributi elargiti dalla Regione Lazio all’associazione “LIBERA”.


Perché Gaia Pernarella del M5S ha avuto il coraggio di dire come stanno le cose sui finanziamenti della Giunta Zingaretti ad un’antimafia che considera “amica”.

Premetto di aver militato in Libera per oltre 15 anni e di aver ricoperto incarichi nell’associazione antimafia guidata da Luigi Ciotti. Ho deciso, dopo un lungo percorso, insieme ad alcuni amici, di lasciare quell’associazione e di dar vita ad una nuova aggregazione, che pur facendo tesoro di quanto ottenuto attraverso l’impegno di centinaia di Persone sul fronte sociale della lotta alle mafie, dal sacerdote torinese e da Libera, tentasse di superare quelli che ritengo essere i limiti politici ed organizzativi di una grande associazione che ha riferimenti culturali, a mio avviso e per molti altri, identificabili  in un’area  religiosa, politica ed ideologica ben determinata. Un’area di tutto rispetto che fa riferimento a quella che potremmo definire” la sinistra di impegno sociale e di governo” presente ed operante attraverso aggregazioni politiche, sindacali, associative, economiche e sociali, che hanno un importante consenso, in larghi strati del Paese ma che non sono oggettivamente tutto il Paese. Questa area di pensiero certamente non unica ma largamente maggioritaria e dominante in Libera, ha sicuramente i suoi consensi e le sua adesioni anche in un pezzo di chiesa cattolica ed anche in questo caso, è  solo una parte e non il tutto.

L’aspirazione legittima di questa area politico culturale ad essere maggioritaria ed inclusiva delle diverse posizioni ideali e politiche che sono presenti nel Paese, credo che resti anche l’aspirazione di Libera e del suo fondatore e  ne rappresenta, a mio avviso, il limite politico. Questa aspirazione a cui ha fatto seguito una organizzazione non certamente snella sul territorio,  ha richiesto nel corso degli anni, sempre più l’utilizzo di un metodo di lavoro basato sull’acquisizione di professionalità non di poco conto ed  ha reso necessario, almeno a livello centrale e nelle grandi realtà territoriali del Paese che si andasse a formare una dirigenza politico-amministrativa di operatori a tempo pieno, a vario titolo contrattualizzati che nonostante il consistente numero di volontari che si spendono in periferia, hanno assunto il ruolo di guida politica-organizzativa che ha operato scelte legittime che, a mio avviso, non possono e non devono essere imposte come pensiero unico nell’antimafia sociale, perché i monopoli o le posizioni dominanti sono sempre da evitare in ogni aspetto della vita di un Paese . Del resto non si possono negare che all’interno dell’associazione Libera si siano verificati nel corso degli anni confronti anche duri che hanno visto la fuoriuscita dal gruppo dirigente e tra i collaboratori di persone di valore e di cui all’esterno non si è saputo molto , confronti risolti quasi sempre con le decisioni assunte dall’Ufficio di presidenza nazionale i cui membri sono proposti  sempre dal leader Luigi Ciotti fin dal giorno della nascita dell’associazione. Il modello organizzativo di Libera che vede molti dei dirigenti centrali e periferici sui territori regionali o nei grandi centri nella doppia veste di dipendente a vario titolo e tipologia di collaborazione contrattuale dell’associazione e di membro degli organi decisionali statutari, seppur legittimo, rappresenta ad avviso, non solo del sottoscritto, una organizzazione in cui non tutti possano e debbano riconoscersi. Questa organizzazione venutasi a creare nel corso degli anni ha un costo anche economico non certo di poco conto e presuppone il legittimo utilizzo di metodi di ricerca delle cospicue risorse finanziarie necessarie che per quanto riguarda i contributi e le elargizioni di Enti pubblici e di  gruppi economici è probabilmente più facilmente reperibile in alcuni ambiti istituzionali rispetto ad altri a seconda della provenienza politica dei rappresentanti eletti in quello schieramento o in quell’altro ed a seconda della influenza di quell’area politica in quel gruppo bancario rispetto ad altri. La verità non si puo’ nascondere e non deve essere motivo di offesa o di lesa maestà per nessuno, Luigi Ciotti compreso ed  è quest’ultimo, a mio avviso, criticabile come tutti gli altri leader delle associazioni di questo Paese pur tenendo conto del suo  impegno al pari di quello di altri che risulta meno noto dal punto di vista mediatico e non per questo meno rischioso.

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Antonio Turri, Presidente Associazione “I Cittadini Contro le Mafie e la Corruzione”

E’ chiaro che, se Luigi Ciotti è più presente, legittimamente, nei congressi della Cgil rispetto a quelli dell’Ugl o è più vicino nei palchi a politici ed amministratori del centro sinistra rispetto a quelli del centro destra; se è più facile notare i “banchetti” di Libera alle feste dei partiti della sinistra rispetto agli incontri organizzati da quelli del centro destra o del M5S , non credo la cosa si debba nascondere o si debba far finta che non avvenga o che sia di per se negativa, resta però un fatto. Non conosco dirigenti nazionali di Libera che si siano mai candidati con movimenti del centro destra anzi, sempre legittimamente, Luigi Ciotti ha proposto e sono stati eletti nel ruolo di direttore della sua associazione, due noti  esponenti di partiti e movimenti della sinistra nazionale e non sono pochi ed ininfluenti quelli della citata area politica eletti o candidati  in Parlamento o in altre assise elettive che hanno ricoperto cariche di primo piano in Libera e che dopo il mandato sono tornati a rivestire ruoli importanti nell’associazione. Quindi la critica legittima a Libera, di cui nessuno sconosce i meriti, pur potendo prevedersi, per chi lo vuole, impegni antimafia in altre organizzazioni che seguono metodi e modelli organizzativi diversi, non è sul suo interesse a ricercare finanziamenti in linea con quanto previsto dalle leggi e dai regolamenti dello Stato ma, a mio avviso, nel prevedere che gli “stati generali dell’antimafia”, vengano organizzati finanziariamente anche dalla Regione Lazio e dal suo presidente con denari pubblici, e che quest’ultimo inviti a portare il suo contributo solo all’antimafia rappresentata da Libera. Del resto il nome roboante e, sempre a mio avviso, poco consono di “Stati generali dell’antimafia” scelto da Libera non pare in linea con i risultati complessivi e poco lusinghieri raggiunti da tutta l’antimafia italiana nei confronti delle organizzazioni criminali e della corruzione, fenomeni e protagonisti che ogni anno vedono implementare i propri profitti. Con questa scelta  il Presidente Zingaretti che è anche il capo della maggioranza di centro sinistra che governa pro tempore  la Regione Lazio, contribuisce, ad avviso di non pochi cittadini, a far  ritenere l’organizzazione fondata da Luigi Ciotti un’antimafia non inclusiva, vicina alla sua area politico-ideologica e quindi a demotivare quanti su altri fronti o contesti decidono di portare un auspicabile contributo. E su questo ultimo punto può e deve essere apprezzato l’intervento coraggioso di Gaia Pernarella e di molti altri Cittadini assimilabili al “signor nessuno” anche nell’interesse generale del Paese, in particolare nel settore della lotta alle mafie ed alla corruzione. Gaia Pernarella, a mio avviso, nel chiedere trasparenza e comportamenti democratici praticati e non solo enunciati chiede che l’impegno antimafia deve venire da tutti, anche da chi non è disposto a tenere il cappello in mano innanzi a nessuno e certamente a non avere paura di esprimere le proprie opinioni anche nei confronti dell’operato della Giunta Zingaretti. Perché il primo messaggio da trasmettere ai Cittadini di questo Paese è che la paura nei confronti dei poteri, di ogni potere e non solo di quello politico-amministrativo, è il brodo di cultura per subire le pressioni di ogni forma di illegalità. Perché liberarsi dalle mafie e dalla cultura mafiosa è un impegno a sinistra a centro e a destra e anche di chi non si riconosce in queste categorie politico sociali e per farlo non c’è bisogno di seguire un solo “dio” c’è posto anche per gli atei.

Antonio Turri

I Cittadini Contro le Mafie e la Corruzione

Associazione Nazionale di Volontariato