Istituti scolasticiPremesso il rispetto per la Scuola come Istituzione, i Meetup di Latina, Aprilia, Pontinia, Terracina, Sermoneta, sostenitori del M5S, ritengono necessario sottolineare l’importanza di una corretta informazione sul problema dei rifiuti affinché gli studenti possano formarsi un giudizio critico tale da consentire loro una visione libera da condizionamenti. Siamo vicini ai dirigenti, agli insegnanti e a tutti gli operatori della Scuola se sostengono il loro impegno nella formazione di una sana coscienza civica, che sia rispettosa dell’ambiente e rivolta all’educazione delle future generazioni. Nella fattispecie ci si riferisce alle visite guidate organizzate da alcune scuole agli impianti di produzione biogas di Borgo Bainsizza, di compostaggio FORSU Kyklas/Acea di Aprilia e Biomasse di Pontinia.

Le tecnologie in oggetto sono modalità usate nel ciclo di gestione dei rifiuti solidi urbani, ormai strumenti desueti nonché pericolosi per le conseguenze dannose che producono sull’ambiente, ma che continuano ad essere riproposte, non perché siano funzionali all’obiettivo della riduzione dei rifiuti, ma in quanto legate al mantenimento di interessi economici in una realtà in cui esiste ancora un’alta produzione di rifiuti urbani.

In quanto cittadini sensibili all’educazione ambientale, vorremmo suggerire all’attenzione degli Educatori la conoscenza di realtà virtuose come quella del Comune di Capannori, in provincia di Lucca: un’amministrazione vicina all’ambizioso obiettivo di rifiuti zero, senza l’utilizzo di impianti che trattano le grosse produzioni di RSU (rifiuti solidi urbani) come le centrali a biogas, biomassa e di compostaggio della FORSU (non rifiuto organico nel senso stretto del termine, ma solo immondizia mista a frazione organica).

Ci sentiamo in dovere di ribadire che le centrali di cui sopra hanno un enorme impatto ambientale e sulla salute, ed espongono a un rischio molto elevato i nostri ragazzi laddove vi sia una eventuale e diretta prossimità ai gas maleodoranti emessi da questi impianti.

Inoltre si vuole mettere in guardia dal negativo e velato insegnamento che mira all’accettazione passiva dell’esistenza di siffatte strutture come fossero di utilità sociale dal momento che ne è stata rilevata la nocività, ed è stato inoltre registrato, nelle diverse realtà, il superamento dei limiti consentiti dalla legge per l’immissione di fumi nell’atmosfera e negli scarichi delle acque, tanto che i responsabili sono attualmente sotto inchiesta per una serie di illeciti.

A quanto esposto va aggiunto il problema del “ digestato “ che si produce al termine della fermentazione nelle centrali a biogas, come il Commissario Europeo all’Ambiente Janez Potocnick ha ammonito il 30.12.2013: “Ad oggi il digestato è considerato un rifiuto. Le autorità locali rispettino la normativa sui rifiuti per evitare che sui nostri campi vengano sparse sostanze potenzialmente nocive” .

Si invitano le autorità scolastiche a diffidare da chi propone attività che spacciano per educazione ambientale sistemi obsoleti che nascondono interessi privati. Ormai è dato per acquisito che la strada maestra è stata tracciata: raccolta differenziata spinta; compostaggio domestico; riuso dei materiali per l’esecuzione di lavori artistici e creativi nella scuola pubblica; riduzione degli imballaggi tramite la diffusione della cultura del consumo dei prodotti sfusi. Tutto il resto rimane ai nostri occhi mera propaganda, a favore di strutture che usufruiscono di incentivi pubblici o del finanziamento ricavato da quei tributi che la collettività paga (come si può desumere da alcune voci specifiche della bolletta energetica o dei rifiuti).

Se è possibile, la Scuola si faccia promotrice di un sistema di raccolta differenziata e preveda la gestione dei ricavi economici dei materiali recuperati usando i relativi proventi per finalità didattiche e per il potenziamento dei materiali scolastici.