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UNA SOCIETA’ AD ALTO CONSUMO

Il costante aumento dei consumi energetici, i continui cambiamenti climatici, il surriscaldamento globale della terra, sono da decenni le più grandi sfide da affrontare per l’interesse comune del nostro pianeta.

Oggi non esiste attività dell’uomo per la quale non sia necessaria energia e gran parte di questo fabbisogno viene soddisfatto attraverso la combustione di fonti fossili quali carbone, petrolio e gas naturale. Ciò comporta non solo l’emissione in atmosfera di anidride carbonica che contribuisce ad alimentare il fenomeno dell’effetto serra, ma anche la dispersione non controllata di ossidi di carbonio, di azoto e di zolfo responsabili dell’inquinamento atmosferico e delle piogge acide.

E’ quindi necessario che la società sviluppi una cultura del risparmio energetico e un impegno maggiore per la riduzione delle emissioni di CO2.

LE LEGGI

A tal proposito già nel lontano 1991 una legge della repubblica italiana (la 10/91) nacque con l’intento di attuare un piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili.

Successivamente per porre freno alla produzione di sostanze nocive sono nate iniziative quali la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto nel 1997 e la strategia europea del “20-20-20” nel 2009.

L’Italia ha accumulato milioni di debiti per il mancato raggiungimento degli obbiettivi sottoscritti nel Protocollo di Kyoto.

DIRITTI E DOVERI DEI COMUNI

Secondo l’UE le amministrazioni locali sono il punto chiave grazie alle quali si possono concretizzare gli obbiettivi del “20-20-20”, cioè la riduzione del 20% di CO2 in intervalli di anni, in quanto esse hanno la possibilità di agire “dal basso” ed in modo mirato su tutti quei settori energivori di loro competenza come edilizia, trasporti e rifiuti. La mobilità locale, gli standard energetici e la realizzazione di centrali per la produzione di energia da fonti rinnovabili possono incidere profondamente sull’impatto energetico e sono strettamente collegate alle decisioni prese a livello locale.

Cosa ha fatto il COMUNE di TERRACINA dal 1991 ad oggi per rispettare il nostro territorio dal punto di vista ambientale? NIENTE o quasi niente.

IL PATTO DEI SINDACI

Nel 2008 la Commissione Europea, per ridurre le proprie emissioni del 20% entro il 2020 e sulla scia dell’ambizioso pacchetto “clima ed energia”, ha lanciato il famoso PATTO dei SINDACI (Convenant of Mayors), con la finalità di coinvolgere attivamente le città ed i cittadini nello sviluppo di una politica energetica sostenibile.

La nostra amministrazione ha deliberato il 7 dicembre scorso l’adesione al Patto dei Sindaci, impegnandosi, entro un anno dalla firma, a presentare un adeguato piano di azione.

Con questo patto l’Europa finanzia direttamente ai Comuni progetti che permettono di ridurre le emissioni, rilanciando l’economia locale e rimpinguando le casse degli enti locali. Non serve solo ad abbattere le emissioni di CO2, ma anche a garantire uno sviluppo sostenibile alle città.

Il meccanismo è semplice: è l’unico strumento europeo che mette in rapporto diretto le città con l’Europa, senza passare per livelli intermedi come Stato o Regioni. Permette di intervenire nel campo delle rinnovabili , dell’edilizia e della mobilità sostenibile. I progetti finanziabili sono svariati, da interventi di urbanistica, a rimboschimenti e, non da ultimi, investimenti in fonti rinnovabili. I Comuni possono risparmiare sulla propria bolletta energetica installando ad esempio pannelli solari sui propri edifici o diventare produttori di energia da vendere, installando impianti a fonti rinnovabili nei terreni comunali che spesso restano inutilizzati, magari con forme di collaborazione con i privati. Comunque di cose da fare ce ne sono tantissime.

Come funzionano i finanziamenti?

Il comune presenta il progetto direttamente alla Commissione Europea e la Banca Europea degli investimenti concede il finanziamento, a tassi agevolati prossimi allo zero, che può essere restituito dopo 20 anni. In questi tempi di vacche magre per i Comuni dovrebbe essere molto allettante ed inoltre l’elemento di forza di questo strumento è che le spese che si sostengono non sono soggette ai vincoli del “patto di stabilità”. Questa è una misura capace di creare sviluppo e rilanciare l’economia, indotto per le imprese locali, creazione di posti di lavoro adatti a giovani qualificati, ecc.

Il problema per alcuni Comuni è che molto spesso non hanno le specializzazioni interne necessarie per mettere in piedi questi progetti, nè un supporto tecnico da parte delle Regioni, che invece, stando alle indicazioni europee, dovrebbero garantirlo.

L’Europa inoltre finanzia i progetti ma non gli studi e spesso ai Comuni mancano i soldi per redarre gli studi preliminari per presentare i progetti. Questi studi in realtà sarebbero già coperti da un finanziamento europeo a fondo perduto da circa 10 miliardi a disposizione delle Regioni, che però non lo sbloccano. E qui si vanno a toccare tasti che per il momento andiamo a sorvolare.

Certamente non dobbiamo fermarci davanti alla mancanza di fondi per gli studi, si possono trovare, vista l’importanza del progetto.

A questo punto veniamo al nocciolo della questione, ossia: da dicembre 2012, dalla firma al “patto dei sindaci” ad oggi, cosa ha fatto il nostro COMUNE???

Chi ha scritto questo articolo e fa questa domanda, è un piccolo artigiano, uno dei pochi rimasti, che lotta tutti i giorni per sopravvivere e spera sempre in un futuro migliore per lui e per i suoi concittadini. Mi auguro che nonostante i vostri SERISSIMI INTERESSI, badiate anche a quelli della vosta città e che non facciate perdere a Terracina l’ennesimo treno. Se poi pensate di non essere in grado di riuscirci, cari amministratori, un atto di grossa responsabilità forse quello più importante da quando ci governate, fatelo:

ANDATEVENE TUTTI A CASA … VE NE SAREMO PER SEMPRE GRATI…